I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Articolo 21


art21_1
art21_4
art21_6
art21_2
art21_5
art21_8
art21_3
art21_7


«Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40)

Prendo spunto da queste parole di Gesù prese dal Vangelo di Matteo, per raccontare un’esperienza certamente non nuova del progetto Alternanza Scuola Lavoro in un ristorante, ma inaspettatamente sorprendente. 

“Noi&Voi”: così si è presentata Lucia in classe, per preparare gli alunni, ed anche i docenti accompagnatori, allo stage presso il ristorante ARTICOLO 21. “Noi&Voi” non è un modo di dire, ma un’associazione, che lei rappresenta, con la finalità di avere cura dei detenuti della casa circondariale di Taranto - come anche degli immigrati - sforzandosi di aiutarli a ricominciare nella società. Insomma poche parole, ma tanta concretezza.

La sua presenza non solo ha incuriosito i ragazzi, ma ha dato una iniezione di entusiasmo necessaria, poiché essi hanno afferrato bene che non sarebbe stata una “normale” visita presso il ristorante, ma che in questa esperienza ci sarebbe stato molto da imparare, perché è stato chiesto loro di essere maestri in ciò che stanno imparando a scuola. Insomma, l’associazione Noi&Voi ha chiesto una mano agli alunni, per aiutarsi a vicenda.

Il nome del ristorante evoca l’ARTICOLO 21 della Costituzione italiana sulla libertà di pensiero, di parola e di stampa; ARTICOLO 21 perché l’ordinamento penitenziario dà la possibilità ai detenuti di avere delle ore di “libertà” per svolgere un lavoro; ARTICOLO 21 perché permette, ad un richiedente asilo, di sostare nella città avendo un permesso di soggiorno mediante un normale contratto si lavoro.

Parlando a posteriori con gli alunni di questa esperienza, con sincerità, essi hanno ammesso di aver partecipato con un po' di timore, e forse con qualche pregiudizio, ma poi, messi subito a loro agio da Michael, un richiedente asilo, che con un sorriso meraviglioso accoglie i clienti, da Italo, che esce dal carcere per lavorare come cameriere, da Nicola, che si trova in cucina … e anche da don Francesco Mitidieri, cappellano del carcere e presidente dell’associazione che a un certo punto della mattinata si  è affacciato … hanno avuto l’impressione di essere ad un ristorante a conduzione familiare. È bello sottolineare che questo ristorante è nato in seno ad una realtà ecclesiale. Si, perché quando si parla di Dio, non si può non parlare della promozione umana.

Ma cosa abbiamo fatto di preciso? Abbiamo parlato amichevolmente e ascoltato le loro storie; c’è stato un  confronto su temi sociali come la possibilità di ricominciare dopo aver sbagliato nella vita ; Michael ha raccontato in inglese, ad uno degli alunni, la sua storia di immigrato … e quindi ormai i muri dell’imbarazzo sono caduti. Tutto questo è accaduto, con la guida del prof. Marcucci, tra un tavolo e l’altro, spiegando ciò che i ragazzi hanno appreso a scuola: come si serve ai tavoli; come si prepara una tavola; come si accoglie un cliente; come si serve il vino e quale consigliare; come si prepara un buon caffè che di certo non guasta … insomma un concentrato di materie come sala e accoglienza.

Una delle cose belle che abbiamo saputo, è che i “dipendenti” sono regolarmente assunti, con contratto e contributi regolari, perché la giustizia e l’onestà sono alcune delle peculiarità dell’associazione, che si basa anche sul volontariato.

Tutto è terminato all’ora di pranzo, perché i primi clienti incominciavano ad arrivare, non mancando un piccolo assaggio di piccoli manicaretti per non andare a casa a stomaco vuoto.

La risonanza dei ragazzi ha avuto un unico filo conduttore: la possibilità, per chi ha sbagliato nella vita, di ricominciare nuovamente.