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Noi uomini di Falcone

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noi uomini di falconeLavori realizzati per l’evento tenutesi presso l’I.C. Madonna della Camera nella sede di Faggiano il giorno 7-3-2017 intitolato “ Noi uomini di Falcone” alla presenza del generale Pellegrini.

La legalità è dappertutto, in quanto ogni cosa ha una sua regola! Quando pensiamo alla legalità, ci vengono in mente il poliziotto, il carabiniere, la guardia giurata, ma è legalità anche l’uomo che paga alla cassa, in quanto sta acquistando con i suoi soldi la merce che li serve, senza ricorrere al furto. Legalità è rispettare le leggi e il prossimo senza pretendere nulla in cambio. Ogni cosa nel mondo è dettata da essa. Se la legalità non ci fosse, la gente vivrebbe allo stato brado, dove chi è più forte regna e chi è più debole soccombe. Infrangere le regole significa non rispettare i diritti altrui, cosa necessaria per una convivenza piacevole in un paese. La legalità serve proprio ad affermare nella gente un senso di rispetto verso il prossimo, che a sua volta contraccambierà. Insomma, la legalità è la base di una società giusta e rispettabile, proprio quella società a cui tutti miriamo e per la quale continuiamo a combattere da secoli.

Le mafie non si negano niente:
qualunque opportunità di conquistare territori e mercati, aumentando il proprio potere economico, va bene. Il “denaro sporco” ha contaminato soprattutto il settore agroalimentare. Infatti, le agromafie hanno lucrato circa 14 miliardi di euro l’anno. Oggi per “frode alimentare” s’intende la manipolazione degli alimenti e i comportamenti illeciti rientrano nell’aria del rischio d’impresa: contraffare, adulterare, sofisticare il cibo conviene molto, considerato che il “made in Italy” va ancora fortissimo ed è il nostro miglior ambasciatore del mondo: per questo va difeso. Nell’ultimo periodo vanno aumentando vertiginosamente le frodi a tavola. L’odioso inganno dei cibi adulterati colpisce soprattutto chi dispone di una ridotta situazione economica e sono costretti a rivolgersi ad alimenti di minor costo. L’Italia, infatti, importa una gran quantità di alimenti che poi diventano ingredienti di prodotti spacciati come nazionali. I pericoli per la salute dei consumatori sono di assoluta evidenza, prova inconfutabile che il prezzo economico dell’illegalità mafiosa è pesantissima e lo paghiamo tutti noi.

 

Anche il male può trasformarsi in bene…anche a tavola. A Taranto il ristorante sociale “Articolo 21” è diventato un richiamo per la città. E’ un luogo privilegiato di incontro e di approfondimento di altre culture, religioni, e storie differenti. L’Articolo 21 nasce tra città vecchia e quartiere Tamburi, entrambi a ridosso dell’Ilva, una zona pesantemente colpita da problemi enormi, di salute, inquinamento e disagio sociale. Come cita Don Francesco Mitidieri “Solo quando condividi con gli altri un desiderio diventa un sogno che si realizza”. Lui coltivava da anni il sogno di aprire un ristorante sociale, che desse lavoro a detenuti in cerca di riscatto, migranti e ragazzi delle periferie “difficili” della città. Fabrizio Ragnati, chef di questo ristorante afferma: “I ragazzi sono volenterosi, non avevano esperienza in cucina e adesso stanno imparando, erano abituati a cucinare un piatto unico con riso, carne, verdura, mentre adesso hanno imparato che in Italia ci sono le portate. Un detenuto racconta con entusiasmo la sua esperienza in questo ristorante perché adesso la sua vita ha un valore e uno scopo. L’Articolo 21 afferma che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero come la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo”. La mafia è negazione di libertà e soppressione di qualsiasi forma di libertà, quindi un ristorante intitolato Articolo 21 risponde al bisogno di opporsi a questa mentalità, questo modo di vivere, anche a tavola di fronte a un buon piatto, perché il cibo è anche veicolo di scambio, di cultura, di idee, di convivialità, di rispetto tra i popoli e, per ultimo di amore per la vita e per l’altro che è a tavola e condivide con me questo momento. Articolo 21 è un nome molto importante per un ristorante; esso è nato grazie ai fondi dell’associazione Megamark che, con soli 14 mila euro, ha permesso il concretizzarsi di questa bellissima idea.

 

“CHI TACE E PIEGA LA TESTA MUORE OGNI VOLTA CHE LO FA, CHI PARLA E CHI CAMMINA A TESTA ALTA MUORE UNA VOLTA SOLA. SE SI MUORE E’ PERCHE’ SI E’ SOLI O SI E’ ENTRATI IN UN GIOCO TROPPO GRANDE”.

                                                                             GIOVANNI FALCONE